
Progettare centrali elettriche tradizionali dotate di tecnologie di cattura e immagazzinamento della CO2 (CCS) sembra molto da richiedere alle aziende. Le attrezzature richieste per far funzionare tali tecnologie sono ancora proibitivamente costose, e la loro efficacia non è stata ancora completamente verificata proprio a causa del loro costo. Ora gli ingegneri stanno proponendo una soluzione alternativa, la quale secondo loro potrebbe essere pronta entro i prossimi dieci o venti anni. La loro idea è quella di adornare foreste e strade con "alberi artificiali" che potrebbero aiutare le strategie CCS, secondo quanto riportato da BBC News.
La Britannica Institution of Mechanical Engineers (IMechE) crede che la geo-ingegneria sia la soluzione migliore che abbiamo per mitigare gli effetti del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, considerando che altri progetti su larga scala, come il CCS, sono estremamente difficili da applicare, e vanno contro barriere finanziarie e politiche ogni volta.
Secondo l’IMechE, delle foreste di alberi artificiali, che comprendono fino a 100.000 di queste apparecchiature potrebbero fornire l’auspicata diminuzione del livello di anidride carbonica nel futuro.
Il gas è stato collegato direttamente in numerosi studi al deterioramento del clima del pianeta, e adesso si pensa che sia il principale agente responsabile del surriscaldamento globale, insieme a metano, Freon e altri agenti nocivi. Comunque, l’autore del documento, Dr. Tim Fox, ha dichiarato all’agenzia di stampa britannica che questa proposta non è intesa per essere efficace da sola. Potrebbe infatti portare risultati positivi se fosse utilizzata congiuntamente con altre misure, come la diminuzione del livello di inquinamento globale e la riduzione delle emissioni di CO2 da parte dei colossi del carbone, petrolio e gas naturale.
"Gli alberi artificiali sono già allo stadio di prototipo e sono molto avanzati nel loro design in termini della loro automazione e nei componenti che verrebbero utilizzati. Potrebbero, in un tempo piuttosto breve, essere portati allo stadio di produzione di massa e installazione," ha detto Fox. Il team IMechE ha selezionato soltanto tre opzioni delle centinaia studiate durante gli anni, come possibili modi di ridurre l’effetto del surriscaldamento globale. Il criterio principale alla base della loro selezione è stato che le scelte finali potessero essere realizzate con l’attuale tecnologia e avessero un basso impatto ambientale per la produzione.
"Crediamo molto che la geo-ingegneria pratica che stiamo proponendo dovrebbe essere adottata e potrebbe essere parte del nostro panorama entro i prossimi 10 o 20 anni," ha aggiunto l’esperto. L’Istituzione ha anche chiesto al governo Britannico circa dieci milioni di sterline (circa 11 milioni di euro) in finanziamenti, in modo da poter condurre analisi di efficacia, rischio e costi dei metodi proposti e offrire una conclusione finale.
Potete ascoltare l’intervista della BBC con il Dr. Tim Fox qui.
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