David Beckham accende la copertina dell’ultimo numero di Men’s Health, in uscita il 12 agosto negli Stati Uniti. Il nuovo numero del magazine è caratterizzato dal servizio fotografico del calciatore 33enne e da un’esclusiva intervista di cui vi riportiamo i tratti salienti:

Su quando si sente più rilassato: “C’è tutto questo fermento intorno a me, intorno alla mia famiglia. Senza dubbio è sul campo di gioco che mi sento più a mio agio, quando sono più felice, perchè so cosa sto facendo e so che lo posso fare.”

Sulla condizione di modello da imitare: “Essere qualcuno che i ragazzi prendono come modello è un grande onore. Quello che conta è come tratti te stesso fuori e dento dal campo.”

“La gente mi dice sempre, ‘Perchè dovresti metterti nella condizione di avere pressione su di te?’ Ma è questo che mi da energia.”


Sul fatto di continuare a pubblicizzare il calcio negli Stati Uniti: “Non faccio mai qualcosa in cui non credo. Vedo che qualcosa può succedere nel calcio americano. Questo cambiamento non accadrà in un anno o due. Ci vuole di più 5, 10, 15 anni. Io ci credo, e credo che negli anni futuri possa essere uno degli sport principali negli Stati Uniti.”

Sul passare il tempo con i ragazzi: “La gente mi domanda continuamente, ‘Giochi a golf?’ Perchè la maggior parte degli uomini di sport lo fa. Una volta giocavo, alcuni anni fa, ma per essere onesto, preferisco passare 4 ore con i ragazzi piuttosto che 4 ore sul campo da golf. Per quanto possa essere rilassante, è uno sport frustrante. Il mio modo di rilassarmi è ascoltare la musica e passare del tempo con i piccoli.”

Sul fatto di dover sempre vincere: “Sono veramente un cattivo perdente. Mi resta per un po. Prendo le cose sempre piuttosto personalmente quando non vinciamo come team o quando non vinco in qualsiasi altra cosa faccio.”

Sullo stile nella moda: “So cosa faccio.”

Sul dare credito a suo padre per aiutarlo a concentrare la sua attenzione: “Anche se ho fatto una grande partita mi dice sempre, ‘Hai giocato bene, ma questi sono stati gli errori che hai fatto.’ Se ho fatto una brutta partita, mi dirà tutto quello che ho sbagliato. Quando giocavo per il Manchester United, ho giocato qualcosa come 200 partite e vinto coppe europee, comunque non mi ha mai detto, ‘Sei arrivato’. ”